Sono in pochi ad utilizzarlo, ma il cardiofrequenzimetro è uno strumento quasi obbligatorio per ottimizzare l’allenamento aerobico. Di cosa si tratta?

Il cardiofrequenzimetro è un dispositivo capace di rilevare la frequenza cardiaca, ossia il numero di battiti che il cuore compie in un minuto. Quando siamo a riposo, la frequenza cardiaca ottimale sarebbe intorno ai 60 battiti al minuto. Nel momento in cui aumenta lo sforzo, la frequenza cardiaca aumenta perché il sangue deve essere pompato ai muscoli che stanno lavorando. Più aumenta l’intensità dello sforzo e maggiore sarà il battito.

Perché si dovrebbe usare il cardiofrequenzimetro durante l’allenamento aerobico? Il motivo principale è per monitorare come sta lavorando il cuore. Lo scopo dell’allenamento, di qualunque tipo, è migliorare le prestazioni dei muscoli coinvolti. Se sottoponiamo il muscolo ad un allenamento troppo intenso rispetto alle sue capacità attuali, non lo stiamo allenando, ma solo sottoponendo ad una fatica inutile e potenzialmente dannosa. Il secondo motivo riguarda il consumo calorico. Quando ci alleniamo, il nostro corpo utilizza carboidrati e grassi per produrre energia. I grassi, per essere ossidati, hanno bisogno di ossigeno e nel momento in cui sopraggiunge l’affanno, la percentuale di lipidi ossidati cala vertiginosamente a beneficio dei glucidi. Questo poi non è così importante ai fini del dimagrimento, perché l’organismo tenderà a bilanciare le fonti energetiche utilizzate anche dopo la fine dello sforzo fisico.

Quindi correre per dimagrire va bene in ogni caso, ma per allenare correttamente il cuore c’è assolutamente bisogno del cardiofrequenzimetro. Per impostarlo correttamente, occorre in primis settare la propria soglia anaerobica, il livello massimo d’intensità che siamo in grado di eseguire e mantenere per circa una decina di minuti. Per calcolare la FCM l’ideale sarebbe eseguire una visita specialistica presso il medico sportivo e misurare il battito sotto sforzo, in alternativa si può utilizzare questa formula: 220 – età.

Al di sotto della FCM c’è la soglia anaerobica, condizione che si raggiunge quando la produzione di lattato supera la capacità dell’organismo del suo smaltimento. L’eccedenza di acido lattico si oppone alla contrazione muscolare, dandoci quella sensazione di fatica apparentemente insopportabile.

La soglia aerobica, invece, si colloca al 70% della soglia precedente. All’interno di questo range si entra nelle frequenze allenanti, la fascia in cui sottoponiamo il fisico ad un allenamento impegnativo. Grazie al cardiofrequenzimetro possiamo valutare come stiamo svolgendo l’allenamento. Infatti il dispositivo ci avverte se l’intensità di allenamento è coerente con i parametri impostati.

È bene sottolineare che questo dispositivo non serve per tenere traccia del numero di calorie che vengono bruciate. E non serve neanche per monitorare il sopraggiungere di un infarto.

Il cardiofrequenzimetro serve esclusivamente per monitorare l’intensità dell’allenamento e regolarsi in base ai propri obiettivi.

Durante l’allenamento, l’organismo ha bisogno di una quantità maggiore di energia, richiesta che comporta un afflusso maggiore di sangue in direzione dei muscoli impegnati. Di conseguenza il cuore dovrà pompare il sangue più velocemente. Progredendo con l’allenamento, anche il cuore sarà più efficiente, aumentando la propria gittata. Generalmente si consiglia di ciclizzare tre tipi di allenamento. Il primo verte sulla resistenza, si dovrà protrarre l’allenamento per 1 ora ad un ritmo molto blando. Il secondo, leggermente più inteso ma con una durata più breve. Il terzo, il corto veloce, dovrà essere eseguito con un ritmo da gara e ovviamente per un numero molto limitato di km.

Di Grey